Che il 2026 sia pieno di ottime storie

Anche il 2025 sta per finire.

E come ogni fine anno che si rispetti, arriva il momento dei bilanci: puntuali come le tasse (non le femmine dei tassi, che per ora ci hanno risparmiato).

È vero, questo blog è aperto da meno di un mese.

Ma il 2025, e prima ancora il 2024, sono stati anni pieni. Di quelli che quando ti guardi indietro ti chiedi se li hai vissuti davvero o se qualcuno li ha scritti male al posto tuo.

Sì, ok: è morto un Papa. Ma si sa, morto un Papa… e infatti ce n’è già un altro.

La Chiesa, a differenza del nostro governo, è efficiente.

È morto anche Pippo Baudo, che a quanto pare, era più famoso del Papa morto, almeno secondo la TV, che ce l’ha spiegato con un livello di zelo degno di miglior causa. Ho scoperto che aveva pure più amici del pontefice.

È morto pure Giorgio Armani, che, a quanto dicono, era buono, più gentile e più caritatevole di Francesco. A me la moda non è mai interessata, ma evidentemente non ci capisco molto sulle cose che contano.

Nel frattempo sono morti anche parecchi attori che hanno accompagnato la mia vita con film interessanti. Il tutto lasciandomi a riflettere sulla fragilità dell’esistenza. (ok, erano tutti ultraottantenni, ma non roviniamo il momento con i dettagli)

Insomma, in molti se ne sono andati per un motivo o per un altro. E devo dire che, statistiche alla mano, nemmeno io mi sento una roccia.

Ma tranquilli: non sono qui per tediarvi con le mie magagne. Sono qui per raccontarvi di questo 2025 pieno di storie. Che è poi l’unica cosa che sappiamo fare, anche quando intorno a noi va tutto a fuoco.

Mi sembra ieri che, nel dicembre di due anni fa, uno sbarbato, e soprattutto ancora “libero”, Simone venisse da me e mi dicesse, con la leggerezza di chi non sa cosa sta per scatenare:

«Mox, ma perché non scriviamo un libro?»

Lui un libro l’aveva già scritto. Alla vecchia maniera. Prima che tutto diventasse digitale, social, connesso, condiviso e, soprattutto per noi, stancante. Internet c’era già, i social pure, ma forse non eravamo, e ahimè non siamo, mai diventati davvero social.

E da lì è storia.

Una storia fatta di notti lunghe, personaggi che non volevano stare al loro posto e una quantità imbarazzante di caffè. Rigorosamente moka, rigorosamente in grani.

Cosa posso dirvi? Sono stati due anni fantastici. Due anni in cui non mi sono mai sentito così vivo.

Due anni in cui ho vissuto più vite di quante la mia schiena approvi ufficialmente.

E finalmente, due anni dopo da quella fatidica domanda, pubblicato un libro. Con orgoglio. Con fatica. Con sudore.

E con quella sana dose di auto-critica che ti impedisce di dire “capolavoro” senza arrossire (lui).

Se devo essere onesto, non è tanto il prodotto in sé a rendermi felice, che resta bello, sì, ma pur sempre l’opera prima, quanto il viaggio fatto per arrivarci.

Perché il libro è finito.

Ma il viaggio, per fortuna, no.

Vi auguriamo, sia io che Simone, un anno di ottime storie! 

E se avrete la pazienza di seguirci, qualcuna potremmo fornirvela noi!

Buon Anno a tutti

Mox (anche da parte di Rubin, almeno gli auguri)

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